Cima di Malavalle m 3467
Alpi Breonie - Stubaier - Alto Adige
Alpinismo, PD
disl. 2040

Roberto - Buzz roberto@sacom.net
Cartografia Tobacco foglio 11 1:50.000 (Vipiteno Colle - Isarco - Fleres - Brennero - Ridanna - Vizze - Racines - Giovo) Da Vipiteno (Sterzing) si prende la statale in direzione passo di Giovo. Dopo pochi km si devia verso destra per la Val Ridanna (Ridnaun Tal) e la si percorre tutta fino ad arrivare a Opificio mt 1426. Qui è possibile parcheggiare, ma anche trovare ottimi albergi, nonché visitare il museo delle miniere d'argento, di cui la zona era ricca. Potete quindi mangiare, girovagare, erudirsi: la valle è bellissima. L'importante è che ci si prepari psicologicamente ad affrontare la lunga salita verso le cime che si intravedono, in direzione nord. Meglio partire sul presto, se vogliamo arrivare a pernottare al rifugio G. Biasi (3191) Becherhaus. La prima parte del sentiero - 9 - ben segnato, sale nel bosco costeggiando il Rio Ridanna, che scende spumeggiando. Si arriva quindi in un'ampia conca alluvionale. Occhio ai piccoli guadi! Costeggiando la valle sulla nostra destra il sentiero prende a salire bruscamente, a volte zigzagando, arrampicandosi verso i 2254 del rifugio Vedretta Piana (Grohmann Hutte), piccolo centro di ristoro. Da qui, segnavia 33, volendo si può prendere il sentiero cosiddetto dei 7 laghi, che devia a sud e permette, dopo un percorso pari a circa 3 volte quello fatto fino ad adesso di tornare al parcheggio ad Opificio. Oppure, si continua seguendo il -9- verso il rif. Vedretta Pendente (2586)- Teplitzer Hutte. Il 330 metri di dislivello vengono guadagnati rapidamente dal sentiero che sale senza soluzione di continuità. Il Teplitzer è il posto ideale per rifocillarsi, prendendo una pausa nella quale recuperare energie. Eventualmente la pausa può significare anche pernottamento. Il rifugio è ampio e accogliente. Ciò fatto, si può continuare. E' facile a questa quota, anche a luglio, trovare molte zone innevate. Quindi avere nello zaino un paio di ghette non potrà fare che bene. Il a questo punto fa una serie di saliscendi. Nei tratti più scoscesi (max 1° grado) ci sono dei cavi d'acciao. Quasi senza rendersene conto ci si trova a prendere quota. Alla nostra sinistra, in basso, le acque verdastre dell'Ubeltal See, dove si affacciano i seracchi della lingua terminale del ghiacciao di malavalle (Ubeltalferner). Fra un saliscendi e l'altro siamo ormai a quota 2900 circa e un'ampio nevaio ci introduce sul piccolo ghiacciaio (poco crepacciato) che scende dalla forcella di Cima Libera. L'attraversamento breve (circa 300 metri), in piano, fa si che in genere quasi nessuno si lega su questo tratto, ma non bisogna dimenticare che si tratta comunque di un vero ghiacciaio. Si approda sullo sperone roccioso che nella sua parte sommitale ospita il rifugio Biasi. Da qui sono circa 300 metri di dislivello, di cui molti perfettamente attrezzati. La salita non è difficile. Solo a tratti un pò esposta. Un set da ferrata e il casco possono però rendere più sicura la salita, mettendoci al riparo da eventuali cadute di sassi o quantaltro. Attenzione in caso di neve persistente: piccoli nevai, se ghiacciati possono essere pericolosi da attraversare slegati. Una scivolata può facilmente trasformarsi in lungo volo dopo poche decine di metri! La fatica in genere a questo punto si fa sentire, ma non impedisce, con il bel tempo, di godere degli incredibili panorami sul ghiacciaio sottostante, divertendosi a seguire le linee rocciose delle morene, e sulle cime attorno. Il nido d'aquila del rifugio Biasi al Bicchiere ci accoglierà dopo 1800 metri di dislivello, con una incomparabile vista sulle Stubaier a nord fino alle dolomiti verso sud. Indispensabile una visita al...gabinetto! Con la sua finestra a picco sulla verticale di una parete di 300 metri: sicuramente uno dei wc più panoramici del mondo. Consigliabile, se muniti di videocamera o anche di semplice macchina fotografica, l'attesa all'alba del sorgere del sole, fra le cime seghettate del Gran Pilastro (Hochfeiler) e del Mesule (Gr. Moseler), quando improvvisamente colorerà di una luce dorata le coste innevate della Cima del Prete (Wilder Pfaff) e della Cima di Malavalle. L'attraversamento del ghiacciaio di Malavalle, (in genere tracce evidenti) fino alla piccola crepaccia terminale della parete innevata della Cima di Malavalle (3467) - Sonklar Spitze necessita in genere di un paio d'ore o poco più. Occorre fare molta attenzione in caso di neve molle che copre i crepacci. D'obbligo legarsi. Superata la crepaccia, la parete sale con una pendenza max di 45°. Se la neve è dura ghiacciata è buona cosa procedere in conserva, assicurandosi, magari sulle roccette affioranti, per evitare la lunga scivolata verso la conca glaciale. Il superamento della cresta è l'ultima fatica dopodiché ci aspetta un ultimo quarto d'ora in cresta, fino alla croce metallica di vetta. Dal rifugio 3/4 ore a seconda delle condizioni della neve. Verso nord, a poche centinaia di metri in linea d'aria, la cima più nota della zona, il Pan di Zucchero (3456) Zuckerhutl, al quale potremo dedicarci concatenandolo con la Cima del Prete - Wilder Pfaff. Di ritorno, obbligatoria la sosta al rif. Cima Libera - Muller Hutte, per un bel boccale di birra, (a chi piace)!


Lavori in corso...

indietro