Rocca Sella m 1508
Bassa val di Susa - Piemonte
Alpinismo, III+, PD+
disl. 500

Valter Quenda vq65@virgilio.it
Cresta Accademica
 
La cresta Accademica a Rocca Sella e' una delle piu' antiche palestre di roccia del Torinese, meta negli anni di personaggi illustri quali Giusto Gervasutti, Guido Rossa e Walter Bonatti. Il termine "palestra" non va inteso in senso moderno; su questa via non ci sono spit ne' catene, al massimo qualche vecchio chiodo risalente a molti anni fa. Basta pero' percorrerla una volta per notare i tanti luoghi in cui la roccia si presenta consumata dal passaggio di generazioni di alpinisti, per i quali la Rocca Sella e' stata una palestra in cui allenarsi per imprese piu' difficili. Le difficolta' men che modeste e l'importanza "storica" hanno finora evitato all'Accademica di diventare una palestra "moderna", conservandone il ruolo di "terreno di gioco" ideale per chi voglia avvicinarsi a piu' impegnative salite in montagna. Accesso Portarsi all'imbocco del canalone che separa la cresta Accademica dalla Gervasutti. La cresta Accademica si trova a sinistra, guardando verso la cima. L'attacco della via si trova a destra della colonnina che ricorda Aldo Mari (vedere eventualmente la relazione escursionistica pubblicata su questo stesso DB per raggiungere il punto di attacco) Arrampicata Il primo salto da superare e' alto circa 30-35 metri ed e' ricco di appigli, caratteristica che si manterra' nel corso di tutta l'arrampicata. Il percorso non e' fisso, ma prima o poi ci si ritrova a passare in un diedrino al termine del quale si trova una sosta su due chiodi, eventualmente da attrezzare (cordino recente ma di piccolo diametro, sconsigliato). Meglio e' pero' proseguire fino all'uscita, ove si puo' sostare su un ampio terrazzino. Sul terrazzino un chiodo, da integrare eventualmente con un friend o un nut, ci consente di attrezzare una sosta per recuperare il secondo. Si supera poi un breve camino inclinato sulla sinistra e si esce su un altro terrazzino, a partire dal quale, con un breve tratto di sentiero, ci si porta alla base di una paretina alta circa 2-3 metri, leggermente strapiombante, che si supera grazie a buoni appigli (possibilita' per il secondo di assicurare sugli alberi circostanti). Da li' ancora su terreno facile e senza percorso fisso, si prosegue per grossi massi ed in circa due lunghezze si giunge alla base di un primo torrione rossastro percorso da una fessura verticale (Torrione S.Pietro). E' possibile superare il torrione frontalmente, sfruttando la fessura ed i numerosi appigli circostanti. Un vecchio chiodo consente un minimo di protezione. Data la brevita' del passo sconsiglio di armeggiare in posizione precaria per aggiungere protezioni. Al massimo si puo' passare un cordino dietro un sasso incastrato nella fessura, ma solo se ci si trova in posizione sufficientemente stabile. Altra possibilita' e' la diagonale verso sinistra, che consente di guadagnare un terrazzino e poi di proseguire verso la sommita' del torrione. In caso di ripiego il torrione e' comunque aggirabile sulla sinistra. Sulla sommita' del torrione alcuni massi accatastati offrono la possibilita' di fare un'ottima sosta per il recupero del secondo. A questo punto si puo' affrontare il torrione successivo (Torrione Bernardo). Negli anni passati era possibile superarlo frontalmente ma ora, a seguito del cedimento di parte della struttura, franata con annesso arrampicatore solitario tre o quattro anni fa (se la cavo' e rimase illeso, ma alquanto scosso!) il passaggio frontale e' assai piu' arduo. Consiglio di approfittare di un chiodo ben visibile e poi piegare a sinistra con passo in leggero strapiombo e mediocri appigli, fino a guadagnare un primo terrazzino. Da li' si prosegue verso l'alto con un passo in aderenza che richiede un po' di pratica ma che in una palestra "moderna" sarebbe ordinaria amministrazione (la mia personale valutazione e' III+/IV, possibilita' comunque di proteggersi con cordini passati dietro a spuntoni e massi incastrati). Anche questo torrione e' comunque aggirabile a sinistra. Superato anche questo torrione, si faccia attenzione ad allestire una sosta robusta per il recupero del secondo (utili nut di misura piccola: 2/3/4 per sfruttare le poche fessure presenti in loco). Si incrocia quindi per la prima volta il sentiero "canalone", proseguendo verso il torrione successivo, che si attacca sulla destra. Si traversa in diagonale verso sinistra, imboccando uno stretto ma breve camino, al termine del quale senza percorso fisso e sfruttando numerosi appigli si raggiunge facilmente la cima, sulla quale e' possibile attrezzare una buona sosta sfruttando numerosi spuntoni. Per proseguire e' necessario scendere una placca inclinata, sulla quale sono pero' presenti numerosi appoggi. In caso di roccia bagnata e/o compagni incerti, questi vanno preferibilmente calati. Per la seconda volta si incontra il sentiero; da qui ci si dirige alla base dell'ultimo torrione, attaccando a destra. Ancora senza percorso fisso e con semplice arrampicata, si raggiunge la cima, a brevissima distanza dalla vetta (1508m). Nota tecnica L'arrampicata sull'Accademica e' di stampo classico, su terreno discretamente continuo e mai veramente difficile ne' esposto, tranne nel caso dei due torrioni (Bernardo e S.Pietro) che vanno affrontati con una certa cautela (passi di III / IV-). La difficolta' complessiva varia a mio avviso tra PD ed AD, a seconda di quanto fedelmente si segua il filo di cresta. Il dislivello da percorrere in arrampicata e' di circa 200-250m. Il tempo di percorrenza varia dai 30 minuti (da soli) alle 2-3 ore se si fanno tutti tiri di corda e si mettono numerose protezioni intermedie. Le possibilita' di uscita sono molteplici e sempre a portata di mano. Materiali La salita puo' essere fatta agevolmente con scarponi tuttavia, specie in caso di arrampicata solitaria, le scarpette possono facilitare un po' le cose. Si presti comunque la massima attenzione ai numerosi punti in cui la roccia si presenta liscia ( e percio' scivolosa) a causa dell'intensa frequentazione. Volendo procedere in cordata, 50m di corda sono piu' che sufficienti, ma gia' con 25 si puo' andare bene. Al limite una mezza corda da 50m, usata doppia quando necessita una maggiore sicurezza, puo' rappresentare un buon compromesso. Da portare qualche nut (anche misure piccole), un paio di friend, cordini assortiti (ottimi quelli in kevlar, facili da passare dietro ai sassi incastrati e molto resistenti). Il martello puo' essere utile al piu' per rimuovere e portare a casa chiodi nuovi di pacca piantati e dimenticati sul posto da arrampicatori alle prime armi. I chiodi "storici" invece vanno assolutamente lasciati in loco! :-). Ovviamente il casco non va dimenticato, fuori luogo a mio avviso la magnesite. Abbigliamento adeguato alla stagione. Nota "etica" L'arrampicata solitaria senza protezioni e' un'attivita' rischiosa che va svolta solo dopo attenta valutazione dei propri limiti e dei rischi connessi. La cresta Accademica viene sovente percorsa da arrampicatori solitari (me incluso) in ragione delle modeste difficolta' che oppone. Non va tuttavia sottovalutata, come le numerose lapidi che si incontrano lungo il percorso ci ricordano. Consiglio a chi volesse comunque cimentarsi in questa attivita' di percorrere la via legato almeno le prime volte, per poter valutare attentamente i passaggi piu' difficili. Ringraziamenti Ringrazio il collega Angelo Cotta, detto il Mammuth, storico arrampicatore solitario dell'Accademica, per avere contribuito con spunti e suggerimenti alla stesura di questa relazione. Ringrazio altresi' l'ex-collega Aldo Tardito, detto Bildo, per non avermici mai portato nonostante le numerose richieste da parte mia, lasciandomi cosi' la soddisfazione di scoprire questa bella via da solo con Michela. Le fotografie che accompagnano la relazione sono di Norbert Sprenger.


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