Monte Grona m 1736
Prealpi lombarde - Lombardia
Escursionismo, EEA
disl. 740 m
durata 6 h

Radice Giuliano doramarkus1@virgilio.it
ferrata Centenario C.A.O.
Il Monte Grona, pur non essendo altissimo, costituisce un eccezionale punto di belvedere, come ben sanno gli escursionisti lombardi. Posto sopra Menaggio (CO), dalla sua cima si ammirano ben tre laghi: il Lago di Como, con in primo piano il punto dove esso si biforca, il Lago di Lugano e il piccolo Lago di Piano. Naturalmente sono anche ben visibili tutte le principali montagne del circondario: Pizzo dei Tre Signori, Grigne, Corni di Canzo e, dal lato opposto, in primo piano la dorsale Bregagno-Pizzo di Gino e, più in là, le montagne svizzere. L'accesso alla cima, alla portata di tutti, è ulteriormente facilitato dalla presenza del bel rifugio Menaggio, posto su un poggio panoramico. Per chi non si accontenta di percorrere un sentiero, è stata riattrezzata di recente (agosto 2001) la via ferrata Centenario C.A.O., chiusa da un po' di anni a causa di un incidente. Accesso: Da Menaggio si raggiunge la frazione di Breglia; da qui si prosegue su stretta strada asfaltata fino alla località Monti di Breglia (996 m), dove si parcheggia. Si prosegue dapprima in leggera salita fino ad incontrare sulla sinistra il primo cartello che ci indica il rifugio Menaggio. Si segue il comodo sentiero fino ad un bivio a cui si va a destra. Si trascurano le varie deviazioni per una fonte (a sinistra) e per il Monte Bregagno (a destra) e poi si raggiunge il già visibile rifugio (1383 m) con un lungo traverso a sinistra, molto panoramico (50' dalla macchina, se si decide di partire da Breglia aggiungere un'altra mezzoretta). Dal rifugio si prosegue in piano verso un'evidente forcelletta con a fianco un torrioncino con croce in cima, si passa una deviazione per la "direttissima" (via che utilizzeremo al ritorno) e, perdendo leggermente quota, si giunge all'attacco della ferrata (15' dal rifugio). Alcune annotazioni sulla ferrata: La ferrata percorre la serie di torrioni che costituiscono la cresta sud-est del Monte Grona. E' da rimarcare come la recente riattrezzatura sembra aver alzato la difficoltà del percorso, che, a mio avviso, va attualmente considerato molto difficile. Mi sento di sconsigliarla a chi non abbia almeno una discreta pratica di roccia; nel caso, andare con persone esperte e portare una corda per assicurarsi almeno nel passaggio chiave. La ferrata è attrezzata solo col cavo che è sempre piuttosto lasco e che, nei punti più critici, è di poco aiuto in quanto, per scelta, si è deciso di disporlo in modo che non ci si possa "tirare" in caso di difficoltà'. Descrizione: si inizia subito su terreno verticale salendo la prima torre, dalla cui cima si scende spostandosi poi a sinistra ad affrontare una zona di rocce adagiate, segue poi uno speroncino arrotondato alla fine del quale si giunge alla spaccatura alla base della seconda torre. Qui si incontra la prima via di fuga verso il sentiero della "direttissima". Si supera l'intaglio e, una volta vinto anche questo torrione, si raggiunge una zona pianeggiante ed erbosa che porta alla base della terza torre, che costituisce il tratto più impegnativo del percorso (vedi sotto). Superata anche questa, dopo aver lasciato a destra un'altra via di fuga, si salgono dei saltini rocciosi che portano infine alla base di un'impressionante parete che, fortunatamente, si vince sfruttando una specie di cengia che aggira le maggiori difficoltà verso sinistra. Si affronta poi un'ultima breve placca non molto inclinata che ci porta infine all'agognata vetta (1736 m - da 2h 30' a 4h dall'attacco a secondo delle capacità e dell'allenamento). I punti veramente critici della ferrata sono 2: il primo (evidentemente a scopo selettivo) e' posto subito dopo l'attacco ed è uno strapiombetto seguito da un corto traversino verso sinistra. Il secondo, che rappresenta il punto chiave, è posto circa poco dopo la metà ed è il tratto di parete che porta in cima al terzo torrione. Si inzia verticalmente su buoni appigli, poi le cose si complicano con un traverso a sinistra con poche tacche per i piedi; superatolo, si sale ancora verticalmente per poi passare a destra di un marcato strapiombo su una pancia che va superata di potenza (5 metri circa decisamente difficili). Un traversino a sinistra con spaccata per superare una fessura (alberello nei pressi che, talvolta, viene usato in maniera poco ortodossa come appiglio) segna la fine delle maggiori difficoltà. A parte questi due punti, il resto della ferrata si svolge su pareti e rocce calcaree più o meno inclinate, talvolta decisamente verticali, ma con abbondanza di appigli(maniglioni, clessidre). Sono presenti anche alcuni brevi tratti di sentiero, utili a rifiatare. Nel tratto tra la prima e la seconda torre esiste la possibilità, per chi veramente possiede una notevole tecnica, di effettuare una corta ma acidissima variante su parete liscia e strapiombante, vedete un po' voi... Discesa: dalla vetta, dove si sosta ben volentieri ad ammirare il panorama, si scende ad una forcella con cartelli indicatori passando per delle roccette attrezzate con cavi utli in caso di bagnato. Dalla forcella si torna al rifugio o andando diritti seguendo la panoramica cresta nord o, soluzione consigliata perchè più breve, scendendo a destra in un canalone (cosiddetta "direttissima", in realtà facile e neanche tanto ripida) da cui si può riammirare la cresta appena percorsa (40' al rifugio, 1h e 20' totali alla macchina).


Lavori in corso...

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