GROßER EISKOGEL m 3549 m
Ortles-Cevedale - Alto Adige
Alpinismo, D-

Fabrizio Righetti fabrizio_righetti@libero.it
Parete ENE (Via Pirovano)
Questa bella e poco conosciuta montagna, posta nell’alto bacino dell’Unterere-Ortler Ferner, presenta, sul suo versante settentrionale, un’attraente parete glaciale che offre un elegante itinerario. La parete salita per la prima volta da G. Pirovano con G. Boerchio l’11 Agosto del 1936, si trova in una delle zone più selvagge e nascoste delll’Ortles e forse proprio per questo risulta raramente percorsa. Ultimamente sono affiorate delle rocce sulla superficie ghiacciata che, comunque non pregiudicano minimamente la qualità dell’itinerario. Accesso: Da Bormio imboccare la Valfurva e giunti all’abitato di San Nicolò Valfurva deviare a sinistra per la Val Zebrù (segnaletica) raggiungendo la frazione Madonna dei Monti dove si parcheggia l’auto nel parcheggio prediposto all’ingresso della valle. Probabilmente tra i deterrenti di questa salita un posto di prim’ordine spetta all’avvicinamento, che da ovunque si effettui non risulta mai comodo ma anzi lungo e laborioso. Viene qui proposta come base di partenza per la salita il Rifugio V Alpini, posto in alta Val Zebrù a 2878 m di quota proprio ai piedi della Vedretta dello Zebrù; soluzione ideale per chi proviene dal versante lombardo implica comunque una lunga marcia per raggiungerlo. Da Madonna dei Monti, seguendo la strada sterrata ci si porta alla località Tre croci (1610 m), da qui seguendo la comoda carrareccia che percorre interamente la valle si raggiunge la Baita del Pastore (2100 m circa). La strada si fa ora più ripida e rapidamente si guadagna quota raggiungendo il termine della carrareccia, in corrispondenza della partenza della teleferica che serve il rifugio: Da qui è ora ben visibile il rifugio che spicca in alto su un contrafforte roccioso. Si prosegue lungo un sentiero che attraverso ghiaie (neve sino a Luglio) conduce infine al rifugio. Dal Rifugio V Alpini, seguire la traccia che in una decina di minuti conduce al soprastante belvedere e da qui trovare il punto migliore per approcciare la Vedretta dello Zebrù. Risalire il ghiacciaio prestando attenzione a numerosi crepacci e giunti nel suo tratto mediano superare la parte più ripida e tormentata con percorso variabile a seconda delle condizioni (Attenzione! Al buio è facile non individuare il percorso). Puntare gradualmente verso la propria sinistra portandosi verso il pianoro nevoso sottostante il Passo dell’Ortles (3353 m), marcata depressione tra l’Ortles ed Großer Eiskogel. Dal plateau nevoso risalire il ripido pendio nevoso (detritico a stagione inoltrata) raggiungendo rapidamente il passo (circa 2 ore dal rifugio). Dal passo si deve calare lungo un breve ma ripido pendio nevoso (45°, ghiaccio e detriti a stagione inoltrata) sull’Unterere-Ortler Ferner. Superata la terminale, talora molto aperta, mettere piede sul ghiacciaio e bordeggiando la terminale portarsi, senza difficoltà, verso la base della parete ENE del Großer Eiskogel. Noi rispetto all’attacco originario della via abbiamo approcciato la parete un po più a sinistra e con tre tiri di corda (45°) ci siamo poi gradulmente portati al centro della parete raccordandoci con la via Pirovano. Abbiamo poi proseguito per altri tre tiri (45°/55°) sino alla parte più ripida della parete (tratto chiave della salita). Superare questo tratto, molto esposto, con tre tiri (60° sostenuto). Dopo di che la parete perde progressivamente di ripidità e con due tiri (50°/40°) si raggiunge la calotta nevosa della vetta (2 ore con buone condizioni). La discesa dalla cima avviene lungo la cresta E che, alternando facili tratti rocciosi (roccia malsicura) ad eleganti parti nevose, conduce in circa 30’ nuovamente al Passo dell’Ortles. Dislivello: 1200 m (I giorno) 500 m per l'avvicinamento 300 m (sviluppo 400 m circa, 10 tiri di corda) Difficoltà: D- Tempo di percorrenza: 2 ore in condizioni ottimali Nota: Ascensione compiuta il 11.09.94 con Stefano Torricelli. Abbiamo trovato la parete in ottime condizioni con 40 cm di neve dura che hanno permesso una rapida e sicura progressione. La bella giornata e l’ambiente, ormai autunnale, in cui si è svolta la salita ci hanno regalato una stupenda emozione. In vetta alle ore 9.30 alle ore 11 eravamo nuovamente al Rifugio V Alpini. Dopo questa giornata il tempo si è guastato e dal giorno dopo copiose nevicate hanno interessato l’arco alpino.


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