Punta San Matteo m 3678
Ortles Cevedale - Lombardia
Alpinismo, F+
disl. 1133
durata 4 ore la salita

Gölem g.losio@libero.it
Dal P.sso Gavia al San Matteo
 
DESCRIZIONE Bell'itinerario alpinistico facile, che si svolge in gran parte sul Ghiacciaio di Dosegù, sul versante lombardo della montagna. La partenza è dal rif. Berni al passo del Gavia, comodamente raggiungibile anche in automobile da Ponte di Legno o da Santa Caterina in Valfurva. ITINERARIO Dal rifugio Berni si attraversa la strada imboccando il sentiero che scendendo un poco costeggia i ruderi del vecchio rifugio, attraversa il corso d'acqua e prende a salire gradatamente verso un visibile costone di roccia dietro il quale, sempre seguendo il sentiero, si dovrà svallare. Si costeggia un piccolissimo laghetto e si raggiuge il costone. Qui ci si affaccia sulla sottostante vallata, occupata nella parte alta dal Ghiacciaio di Dosegù, di cui si vede già il fronte serraccato. Il sentiero scende perdendo almeno 100 metri di quota, poi pian piano prosegue salendo e puntando al vicino ghiacciaio, alla sua destra (salendo). Si sale sulla morena, e messi i ramponi si sale sul ghiacciaio. Lo si risale dapprima sempre diritto, verso la Punta S. Matteo, che si staglia contro il cielo, in fondo, poi appena iniziano a comparire i primi crepacci, invece di proseguire diritti, li si evita piegando a destra, su un evidente pendio ghiacciato (attenzione al ghiaccio vivo) ripido ma non troppo (45°), salendo per almeno 50-70 metri, fino a che la pendenza non cala e il ghiaccio vivo finisce, dopodichè si svolta a sinistra riprendendo la direzione iniziale. Da qui il avanti si prosegue sempre diritti, il San Matteo si avvicina sempre più mentre si guadagna quota, camminando nella neve senza troppo affanno, vista la scarsa pendenza. Si deve puntare non direttamente la Punta San Matteo, che si presenta come una puntina rocciosa lungo la cresta, ma ad una selletta alla sua sinistra, dove si intravedono delle roccette. Gli ultimi 100 metri prima della selletta sono più ripidi e faticosi, ma ben presto la si raggiunge, gettando uno sguardo sul versante opposto, sul grandioso Ghiacciaio dei Forni e sulle cime che lo circondano. Dalla sellettasi comincia a seguire la cresta, verso destra, verso la cima. Ci sono alcuni passaggi facili su neve, qualche roccetta, qualche bellissimo scorcio ancora sul Ghiacciaio dei Forni, e poi, poco sotto la cima ghiacciata, sopra un pendio di neve dura, spesso battuta dal vento, si trova un crepaccio trasversale (vedi la foto) che io ho trovato semicoperto dalla neve, ma a stagione avanzata lo si potrebbe trovare anche aperto. Lo si riesce comunque a scavalcare senza troppi problemi, piantando bene le punte dei ramponi nella paretina ghiacciata e la punta della picozza a monte del crepaccio stesso. Rimangono ancora pochi metri di pendio nevoso facile, e si raggiunge la croce di vetta (m. 3678, ore 4 dal rifugio). La discesa la si effettua dalla stessa via di salita (3 ore).


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