Punta Chalanson 3466m- Piccola Ciamarella 3540m -- Concatenamento
Alpi Graie Meridionali - Valli di Lanzo - Piemonte
Alpinismo, F+
disl. 1720m
durata 5h

flaco m.favero@tiscalinet.it
Concatenamento Punta Chalanson - Piccola Ciamarella
 
Attrezzatura: quella tipica dell'alta montagna. Corda, piccozza e ramponi. Periodo migliore: luglio-agosto. (foto: l'Albaron di Savoia visto dal Colle della Piccola Ciamarella) Note: Dal Rifugio Gastaldi, guardando verso la Ciamarella e ripercorrendo la cresta verso O sono evidenti due punte sopra il ghiacciaio: la Piccola Ciamarella e la Punta Chalanson. Entrambe un po' schiacciate dalla mole della più vicina Ciamarella, le due punte sono però tutt'altro che minori. Si trovano nel più bel circo glaciale che può offrire la zona, sono tra le più alte vette delle Valli di Lanzo, su una cresta di giunzione che non scende mai sotto i 3400m di quota. Offrono inoltre la possibilità di realizzare un facile concatenamento in uno dei luoghi più belli e suggestivi delle Valli di Lanzo, come ambiente e come percorso. Il nostro itinerario sale dal Pian Gias e percorre la cresta O della Chalanson, elementare in assenza di neve. La cresta continua fin sulla Piccola Ciamarella, mentre la discesa si affronta sul ghiacciaio della Ciamarella, per ricongiungersi alla normale della Ciamarella stessa. Occorre assolutamente bel tempo. Possibile, se si ha tempo, pernottare al vicino rifugio Gastaldi per ridurre di un poco il lungo percorso, come descritto in questo itinerario. La discesa in ogni caso avviene direttamente al Pian della Mussa. Percorso: 1° giorno Dal Pian della Mussa (1800m) prendere un sentiero che dal piazzale terminale della strada, sotto il Rifugio Ciriè, attraversa in direzione O, attraversando la Stura e portandosi sotto le pareti rocciose nei pressi di una grande roccia con alpeggio. Il sentiero individua un canalone e comincia a risalirlo con ampie risvolte. Dopo circa mezz'ora di cammino, guadagnata quota, il sentiero svolta deciso verso sinistra, sopra le ormai sottostanti balze rocciose a picco sul Pian della Mussa. Si guadagna così l'ampia zona alpestre denominata "Pian dei Morti". Di piano in realtà c'è ben poco. Dopo l'iniziale falsopiano sostenuto dalle pareti rocciose, il vasto pendio torna a salire sulla sinistra di una vetta triangolare (monte Turu), facente parte delle balze sostenitrici il pittoresco Pian di Ciaussiné dove risiede il Rifugio Gastaldi. A metà pendio troviamo il Gias Naressa, con il bivio per salire direttamente al Pian Gias, da considerare se si vuole salire in giornata. Il pernottamento al Gastaldi consente di guadagnare un po' di quota e tempo il giorno dopo, anche se occorre scendere di circa 200m e quindi il vantaggio non è così evidente come quando il rifugio si trova esattamente sul percorso. Terminato il pendio erboso seguono alcune risvolte tra detriti e roccette, il paesaggio comincia a cambiare, l'inclinazione, dopo aver raggiunto valori più accentuati cala, e il piano superiore comincia a intravedersi. Ogni tanto capita di vedere alcuni stambecchi sotto la vicina parete del monte Turu, che sostiene il pianoro. Si guadagna così il Pian di Ciaussiné con il rifugio Gastaldi (2h dal parcheggio), visibile all'ultimo momento assieme alla grandiosa mole della Bessanese, che si trova proprio sopra il rifugio. 2° giorno Scendere su un sentiero sulla sinistra, che porta all'arrivo dell'ex stazione teleferica che univa il rifugio con il Pian della Mussa. Si supera il vertice del Turu, questa volta a monte, tornando in vista dei pendii erbosi che discendono senza sosta fino a valle. Il sentiero scende in breve diagonale verso il Pian Gias (45'), dove si trova il sentiero che sale diretto dal Gias Naressa. Salire nel centro del pianoro detritico, dove è possibile, soprattutto nella parte superiore, trovare tracce di neve e ghiaccio sepolto dai detriti. Il pian Gias è infatti un ghiacciaio in necrosi, oggi scomparso o sommerso dai detriti che precipitano sui due vertiginosi versanti. A O la bastionata che sostiene il ghiacciaio della Bessanese, a E le rocce di S. Roubert discendenti dalla punta Chalanson. Il vallone glacio-detritico prosegue verso O fino a quando la Punta Collerin gli sbarra la strada. Il vallone vira così a destra. In vista della Collerin occorre pertanto cominciare ad abbandonare il punto più basso del bacino per portarsi sulla destra, seguendo ometti di pietra. Le tracce di sentiero sono molto scarse. Si rivela davanti a noi il ghiacciaio del Collerin, che avvolge la rocciosa e ripida punta omonima da S fin verso N, dove si trova l'ampio Passo di Chalanson Superiore. Non passare sul Ghiacciaio del Collerin, continuare a stare sulla destra, passare sotto la parete O della Chalanson (possibile ghiaccio o verglas, zona in ombra fin verso la tarda mattina, in genere non occorre calzare i ramponi, ma può essere necessario a seconda delle condizioni) e risalire in diagonale verso sinistra, in direzione del valico. La maggior parte degli alpinisti a questo punto volge verso il passo di Chalanson Superiore con l'intenzione di salire sull'Alabaron di Savoia, verso O. Questo passo noi invece lo tocchiamo solo per comodità, l'obiettivo è invece il vicino passo di Chalanson Inferiore, che si trova a E del Superiore, ma il cui accesso diretto è protetto da un ripido pendio spesso nevoso e poco praticabile. Conviene quindi salire all'ampio passo di Chalanson Superiore (3350m, 2h45 dall'inizio del Pian Gias) cominciando a deviare un poco sulla sinistra appena prima dello svalicamento, dove il pendio lo consente. Si giunge così sulla Muraille d'Italie. Una cresta rocciosa pressochè orizzontale che unisce i due Passi di Chalanson. Detritica e ripida appena ad E del passo sul versante italiano, strapiombante sul bacino des Evettes sul lato francese. Percorrere la cresta sul filo o leggermente sul lato italiano. E` ormai ben visibile l'Albaron di Savoia, la Punta Chalanson e l'intero arco glaciale Des Evettes, con in fondo, visibile come un lontano puntino, l'omonimo rifugio. E` anche possibile vedere catene di alpinisti che dal Refuge desEvettes affrontano l'impervio e grandioso ghiacciaio omonimo per salire all'Albaron, congiungendosi all'itinerario italiano in prossimità della Sella d'Albaron. La Sella d'Albaron è il tratto di cresta che unisce Punta Collerin e Albaron, si trova quindi in territorio francese, oltre il passo di Chalanson Superiore. Seguire la Muraille verso E e scendere un gradino per raggiungere il Passo di Chalanson Inferiore (3316m, 15'). Risalire quindi la cresta O della Chalanson, più ripida ma meno esposta della precedente Muraille. Il percordo è molto facile e elegante, davvero meraviglioso, come sospeso in un ambiente di rara bellezza e tra vette maestose. La vicina Bessanese, l'Albaron e la sua corte glaciale, Croce Rossa, Charbonelle, Gran Casse e Gran Motte. Il Bianco lontano ma evidentissimo come sfondo ad un quadro già indimenticabile. Dopo circa 45' di cammino la cresta si esaurisce guadagnando in ampiezza e rotondità sull'ampia Punta Chalanson, dove il panorama si impreziosisce della vicina Ciamarella e omonimo ghiacciaio. Su questo itinerario passarono per la prima volta W.A.B Coolidge, Gardiner e Christian Almer, il 5 luglio 1885, quando la vetta non era ancora stata salita prima. Verso E la cresta continua: scende di una cinquantina di metri, attraversa orizzontale una breve ma delicata lingua nevosa, ritorna ampia in quello noto come Colle della Piccola Ciamarella e riprende con pendenza crescente per finire quasi verticale sulla vetta della Piccola. La discesa dalla vetta della Chalanson avviene per cengie e blocchi di roccia piuttosto ripidi, ma senza difficoltà se in assenza di neve o verglas. Si scende fino a dove la cresta prosegue orizzontale, per attraversare una crestina nevosa di pochi metri, ma molto affilata. Facile, ma da usare molta cautela, il pendio nevoso scende molto ripido su entrambi i lati e una caduta sarebbe inarrestabile. Dopo la cresta ritorna ampia sul Colle della Piccola Ciamarella (3420m). Alcune tracce e ometti segnalano il percorso da seguire, pressochè in cresta o leggermente sul versante italiano, per arrivare sulla nuova vetta. Man mano che si sale i detriti lasciano spazio a grossi blocchi di roccia rossastra. Gli ultimi metri, molto ripidi, si superano con un passaggio di I+ (in cresta o leggermente sul versante estero) che conduce alla croce della vetta (20' dal colle). Panorama bellissimo, con ottima vista su Ciamarella, relativo ghiacciaio e circolo desEvettes. Discesa: ridiscendere al Colle della Piccola Ciamarella. Da qui prendere un pendio di sfasciumi che conducono al ghiacciaio. Il passaggio è poco segnato, non obbligato e la via migliore può cambiare di anno in anno. Il pendio è ripido, ma facile. Il problema è l'attacco al ghiacciaio. Negli ultimi anni si è abbassato parecchio, lasciando scoperte alcune rocce levigate, ripide e poco appigliabili. Ilghiaccaio inizia con un pendio assai ripido (almeno 35°) che si butta sulla terminale, distante una trentina di metri dall'attacco. Ecco perchè occorre usare un po' di precauzione in questo tratto e scegliere bene in che punto esattamente toccare il ghiacciaio. Superato il tratto più ripido del colatoio nevoso (calzare i ramponi) e la successiva terminale, il ghiacciaio si espande e si fa meno ripido fino a divenire pianeggiante nella sua zona centrale di accumulo. Scendere decisi verso S in direzione della normale della Ciamarella. Si incontrano alcuni crepacci che in genere non sono un problema. Ricongiunti con le tracce che salgono alla Ciamarella resta ancora un'ultima discesa per arrivare all'attacco del ghiacciaio. Resta poco da aggiungere. Da qui il sentiero è segnato. Si prosegue verso S, scendendo il ripido contrafforte detritico-roccioso che sostiene l'ampio ghiacciaio. Non tornare sulla destra verso il Pian Gias, proseguire sul sentierio verso S, dopo circa un'ora o poco più di cammino si torna proprio al fondo del Pian Gias, dal lato opposto. Occorre attraversare il torrente per ricondursi al sentiero intrapreso all'andata. Durante le calde giornate estive tale torrente può ingrossarsi parecchio, e far perdere un po' di tempo nel tentativo di trovare il punto giusto per il guado. Tornati sulla sponda sinistra idrografica, il sentiero dell'andata dopo poche decine o un centinaio di metri ritrova il bivio che sale al Gastaldi. Ignorarlo e proseguire verso S, in direzione del Gias Naressa. Si scende per docili pendii erbosi sotto la Ciamarella, discendendo sotto il Turu in direzione del sentiero che sale al Gastaldi. Ci si innesta su di esso proprio al Gias Naressa (bivio ufficiale, circa 1h dal Pian Gias), oppure volendo è possibile continuare a scendere i prati più sulla sinistra, fin verso il "Pian dei Morti". Da qui si segue il sentiero del Gastaldi, percorso all'andata, fino al Pian della Mussa.


altre info:
http://www.icip.com/cailanzo

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