Albaron di Sea m 3262
Alpi Graie Meridionali - Piemonte
Alpinismo, F
disl. 2060m
lungh. 16 c.ca
durata 7h30'

marco (flaco) m.favero@tiscalinet.it
via normale
 
Albaron di Sea 3262m Partenza: Forno A.G. 1219m Tempo di salita: 3h30h+4h Difficoltà: F Attrezzatura: quella tipica dell'alta montagna. Corda, piccozza e ramponi. Periodo migliore: luglio-settembre. Note: ottima escursione su una vetta che viene considerata come la cenerentola del gruppo della Ciamarella. Descritta spesso come una spalla del versante E della Ciamarella, l'Albaron di Sea svela tutta la sua grandezza dal Vallone di Sea, apparendo come la cima dominante. E di dominante non ha poco, l'Albaron. Con i suoi 1250m di vertiginoso sviluppo rappresenta la più alta parete delle Valli di Lanzo, con poco da invidiare ai colossi alpini di tutt'altra fama. Ottima escursione per apprezzare appieno il selvaggio ambiente del Sea. Lungo da non finire mai, il vallone è uno dei più severi e incantati luoghi delle Valli di Lanzo. Solo qui si trova l'acqua più buona, le pareti più suggestive che tanto hanno ispirato G.P Motti negli anni settanta, il rumore ossessivo dell'acqua che non manca mai, l'acqua stessa sembra spuntare dal cielo quando si risale il tracciato che da sopra il Soardi conduce al ripiano sotto il colle di Sea. E poi le marmotte, gli stambecchi fuori dal bivacco la sera, i serracchi del ghiacciaio Tonini dove l'acqua discendente nelle rogge del disgelo regala arcobaleni effimeri, la mole della Est della Ciamarella con il tipico "Pan di Zucchero" ad impreziosire il cielo con un bacio bianco lucente. Un posto dove i fastidi evaporano, fuori dal tempo, e puoi stare davvero bene. Tutto questo nel Vallone di Sea, con i suoi 8Km di sviluppo incontaminato verso il confine francese. Percorso: Dal paese seguire le indicazioni per il bivacco Soardi. Attraversare il ponte sulla Stura e svoltare subito a sinistra. Dopo un centinaio di metri seguire la sterrata che sale a destra del vallone, abbandonando la strada che si porta al vicino santuario. Si incontra una costruzione dell'acquedotto. Dopo pochi minuti, terminata la sterrata, proseguire per il sentiero, che abbandona gli alberi per entrare nei detriti alluvionali. Il sentiero segue sempre il versante destro del fiume, prevalentemente in basso, spostandosi un poco sul fianco per evitare alcuni tratti accidentati. Il percorso sarà sempre poco inclinato, fino al cosidetto "passo di Napoleone", di cui si dirà in seguito. Si guadagna in breve un primo pianoro di grossi massi utilizzati per bouldering, e poi un secondo ripiano in cui trova luogo il Gias Balma Massiet (1500m, circa 1h). Sono visibili a sinistra delle grosse pareti rocciose su cui si sviluppano numerose vie di arrampicata, fatto ricorrente in tutto il vallone grazie all'intensa esplorazione condotta da G.C. Grassi e altri esponenti del Nuovo Mattino. Attraversare il torrente su un ponte di legno, e proseguire sul versante opposto (destra idrografica) tra cespugli e detriti, fino a dove il vallone piega a destra e un nuovo sistema di massi lo interrompe. Proprio sotto questi si trova l'Alpe di Sea (1785m). In prossimità del bivio per il bivacco Molino, poco sotto il sentiero si trova una sorgente di acqua molto pura e pregiata. Attraversare di nuovo il torrente su una passerella per toccare l'alpeggio, aggirare il saltino roccioso sulla destra e guadagnare l'ampio altipiano superiore superando gli ultimi ontani. Percorrerlo interamente sempre sul versante destro, a fianco delle numerose anse del torrente. Il pianoro è interrotto bruscamente da un enorme parete rocciosa, scavata da un insidioso orrido sull'estremità sinistra (O), dove scende l'acqua. Il sentiero prende a salire vorticosamente in tale direzione. Si passa sotto una cascatella (il paesaggio si fa via via più interessante), quindi si attraversa una parete che precipita nell'orrido usufruendo di un ponte ad essa addossato. Tale struttuta sostituisce un alto muretto franato nel 1995. Svoltare a destra dove l'estremità superiore della parete è tagliata in due lasciando un passaggio ("passo di Napoleone"). Raggiunti i pascoli superiori il tracciato riprende ripido sulla destra del vallone, con il torrente ormai lontano. Dopo una ripida salita risulta ben visibile in alto il bivacco. Ignorare la traccia minore che sale a destra al passo delle Lose. Si tocca il filo di una cresta erbosa che, meno inclinata del tratto precedente raggiunge la costruzione (3h da Forno). Il bivacco Soardi-Fassero (CAI UGET) sostituisce il precedente bivacco Soardi. Si tratta di una costruzione in legno ricoperta di lamiera. Ampio e confortevole consta di almeno 12 posti letto su tavolato, più due panche in legno. Ottimo il sistema fotovoltaico che genera la luce (una lampada resta tutta la notte accesa all'esterno della struttura, cosicchè possa essere identificata anche da distanza). Trovandosi in prossimità di enormi roccioni discendenti dalle Cime Piatou il fabbricato non è visibile da N e O. Un grosso segnale in vernice ne individua tuttavia la presenza. Ottima vista sulla parete E dell'Albaron di Sea: con i suoi circa 1250m di sviluppo è la più alta delle Valli di Lanzo, e i numeri sono tali da essere paragonati ad altri grandi delle Alpi (è tuttavia vero che la parete è piuttosto sporca e oggi poco frequentata dal punto di vista alpinistico). A monte del bivacco il vallone piega a O, verso il Col di Sea e il relativo ghiacciaio ormai in irrimediabile necrosi. Si trova acqua seguendo il sentiero verso N per una trentina di secondi. Scendere brevemente sulla morena in direzione N, evitando di stare troppo in alto dove ci sono balze rocciose. Risalire la sponda destra della morena per giungere in prossimità di un nevaio perenne (ma negli ultimi anni completamente sciolto). Cominciare a risalire presso la sponda destra estrema del vallone, fino ad un secondo nevaio (anche questo sovente disciolto ad agosto negli ultimi anni). Risalire il nevaio in direzione del... cielo soprastante, dove si vede scendere l'acqua della Stura. Il pendio si fa via via più inclinato fino all'erta finale che conduce al pianoro superiore (vista sui serracchi del Ghiacciaio Tonini). Attraversare la Stura (direttamente o sul ghiaccio che la ricopre - estrema resistenza del necrotico ghiacciaio di Sea) e portarsi nella conca che scende tra L'Albaron ad E e la cresta NE della Ciamarella. E` possibile guadagnare la conca sia compiendo un ampio semicerchio verso S nei pressi del ghicciaio Tonini, oppure risalendo direttamente le ripide rocce levigate che si trovano sulla nostra sinistra. In scarsità di neve, che rende disagevole il cammino, è possibile optare per la seconda scelta. Individuare quindi un paio di grossi segnali di vernice rossa, e risalire la bastionata rocciosa nella loro prossimità. Con alcuni passaggi di facile arrampicata si guadagna la gobba superiore della bastionata, da aggirare verso S, quindi ridirigersi verso O e risalire le rocce successive, fino a guadagnare l'ampia conca detritica superiore. Attenzione: da qui in avanti sparisce ogni traccia di sentiero o segnalazione. Ad inizio stagione da qui in su è possibile trovare neve o ghiaccio. All'occorrenza si calzano i ramponi. Nel nostro caso di neve non se ne parla proprio. Si comincia quindi una noiosa risalita tra ghiaccio necrotico ricoperto da una coltre di detriti smossi, dal cammino piuttosto fastidioso. La conca viene presto interrotta a metà da una esile cresta divisoria. Risalire uno dei due valloncelli, preferibilmente quello aperto sulla destra, presso la NE della Ciamarella, più ampio e meno inclinato. Si giunge così ad una zona in cui il pendio si fa meno inclinato. Qui cominciare a puntare vero E-SE, in direzione dell'ormai evidente pianoro del ghiacciaio dell'Albaron. Ancora detriti smossi, l'attraversamento di un torrentello e ci si trova in vista del Ghiacciaio dell'Albaron. Ormai molto ridotto. Calzare i ramponi e attraversare il pianoro in diagonale verso SE, in direzione del Colle delle Rocce d'Albaron. Porre attenzione ad eventuale caduta massi dalla E della Ciamarella che domina in direzione O sopra il ghiacciaio. Giunti nei pressi del Colle delle Rocce d'Albaron virare a sinistra e raggiungere la zona detritica sotto la cresta O che dal colle sale in vetta. Evitare di scendere nella conca in cui il ghiaccio divalla nei pressi del detritico versante O, da avvicinare solo in corrispondenza del sopra citato colle. Ricominciare a salire per detriti smossi, tenendosi sempre di alcuni metri sotto la cresta, la cui parte iniziale sarebbe piuttosto complicata. Aggirando alcune roccette il percorso si fa via via più evidente verso l'ormai visibile vetta. Raggiungere la sommità tenendosi sempre nei pressi della cresta, nel tratto finale ormai più semplice e avvicinabile. Dalla vetta, su cui si trova un ometto alto circa un metro e mezzo, panorama vertiginoso sul sottostante Vallone di Sea, punta Francesetti, il bivacco Soardi e più lontana la pianura, il Gran Paradiso, i monti della Maurienne. Ad ovest ottima vista sulla Ciamarella, e il sottostante omonimo piano a completare il quadro.


altre info:
http://vettenuvole.altervista.org

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