Torre d'Ovarda m 3075
Alpi Graie Meridionali - Piemonte
Alpinismo, F
disl. 1190
durata 4h

flaco m.favero@tiscalinet.it
Via normale da SW e concatenamento al Truc d'Ovarda
La Torre d'Ovarda è un importante gruppo roccioso costituito da una affilata cresta che divide la valle di Viù dalla Val d'Ala. Essendo uno dei primi 3000 che si incontrano nella Valle di Viù, la più vicina alla pianura delle tre Valli di Lanzo, ed avendo fianchi molto scoscesi e profondi nelle giornate d'estate è assai frequente trovare nebbia già nel tardo mattino, anche nelle giornate più stabili. Consiglio quindi di seguire con attenzione l'itinerario, soprattutto al ritorno, per evitare di perdersi nei complicati valloni che la montagna sviluppa sul suo fianco meridionale, dove sale l'itinerario della via normale qui descritto. La salita alla Torre può essere unita al Truc d'Ovarda, un'elevazione di 2393m che si incontra salendo con una breve deviazione che rende l'itinerario molto più suggestivo e panoramico. Storicamente la montagna riveste un antico splendore d'altri tempi, che oggi lascia un melanconico ricordo. Nei primi decenni dello scorso secolo la montagna era meta ambita degli alpinisti d'élite, che aprirono vie un po' ovunque. Tra gli altri ricordiamo Giusto Gervasutti e una prima traversata completa della cresta ad opera di Renato Chabod con altri. La frequentazione impose l'apertura di un rifugio sul versante settentrionale, il Rifugio SARI, oggi non più presente. Per l'appoggio alla salita, sul pendio settentrionale, presso i Laghi Verdi, si trova ora il Bivacco Gandolfo, una confortevole e moderna costruzione in legno, sovente inaccessibile nei nevosi mesi invernali in quanto coperto di neve. Morfologicamente il gruppo consta di tre cime. L'occidentale, un Colletto, un cresta orizzontale di oltre 200m che individua la vetta centrale, il Colletto Venaus, la vetta orientale. Solo la vetta centrale e la sua cresta superano i 3000m. La roccia rappresenta in modo esemplare quello che geologicamente è noto come "complesso dei calcescisti con pietre verdi". Una roccia per lo più instabile e fratturata, pesante, originata da un metamorfismo di peridotiti e altri sedimenti oceanici. In particolare di sono sviluppate le ofioliti, ovvero le pietre verdi. Qui, in particolare, è avvenuta un'ulteriore trasformazione in una mescola con prasiniti, feldspato triclino, mica e epidoti. Un mix che ha valso a queste rocce un nuovo nome: ovardite. Alpinisticamente è però una roccia instabile, a tratti pericolosa, tuttavia alcuni tratti più ripidi e saldi hanno permesso il disegno di alcune vie di salita. Alcune guide consigliano di salire il Colletto occidentale e quindi, con facile arrampicata guadagnare la cresta centrale. La via normale da me seguita invece risale un canalone sul versante SW dopo aver attraversato la base dell'intera parete verso W. Il canale è formato da rocce rotte e detriti smossi, da salire con cautela specie se più comitive sono impegnate nell'ascesa. Il pericolo di caduta pietre è altissimo. Il canale porta direttamente sulla cresta sommitale, nei pressi di una piccola croce metallica di recente installazione che sostituisce una statuetta della madonna presenti anni fa. Segue un tratto in cresta, un centinaio di metri delicati che portano all'ometto di vetta, alto circa 2m e ben visibile. Informazioni dettagliate sull'itinerario seguito le potete trovare sul mio sito (link sotto).


altre info:
http://vettenuvole.altervista.org/Mount/escursioni/

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