Punta Pelada - Cima Crench m 778
Prealpi Bresciane - Sottogruppo Manos-Zingla - Lombardia
Escursionismo, EEA
disl. 400
durata 3,30 h

Arterio Lupin lucalvi@libero.it
Alla Cima Crench per la Ferrata Crench
Nuova via ferrata, inaugurata nel 2007, creata dal benemerito Gruppo Sentieri Attrezzati di Idro. L'itinerario permette di salire la breve ma pressoché verticale parete S di Punta Pelada (632 m. s.l.m.), a picco sul Lago di Idro, per poi trovare la sua logica continuazione sulla crestina che, passando per una piccola sella poco sotto la cima di Punta Pelada, porta ai 778 m. della panoramicissima cima Crench. Luogo di partenza è Idro, raggiungibile da S, seguendo la strada della Valsabbia in direzione Madonna di Campiglio in circa 45 min. dall'uscita di Brescia Est, oppure da Nord, passando per Storo. Per raggiungere l'attacco bisogna portarsi a Crone di Idro, frazione situata al limite sud-orientale del lago (indicazioni sufficienti). Entrati nel paese, oltrepassare il centtro seguendo la strada per Vantone e, circa 300 m. dopo il centro, prendere la stradina che sale a destra (via Preonde), proprio sotto le pareti incombenti del Crench (cartelli segnalatori, evidenti, per la via ferrata, la via normale e la palestra di roccia). Alla fine della stradina possibilità di parcheggio per una decina di automobili. Eventualmente parcheggiare in paese e portarsi in fondo a via Preonde in 10 min. a piedi. Attacco: dal parcheggio di via Preonde seguire le ottime e chiare indicazioni che, passando per un piacevole boschetto, portano in 10-15 min. all'attacco della via ferrata, presso il quale è stato ricavato spazio sufficiente per potersi imbragare e cambiare senza problemi. Percorso: l'itinerario sfrutta una serie di pilastrini addossati l'uno all'altro, collegati da piccole cengette o brevissimi sentierini di raccordo, che permettono una salita praticamente verticale della parete Sud di Punta Pelada (632 m). La via è molto ben attrezzata con nuovi cavi d'acciaio che accompagnano costantemente la sicurezza dei percorritori. In due punti incontriamo anche alcuni pioli (1 una volta e 3 la seconda) oltre a qualche brevissimo tratto di catena supplementare per permettere il superamento di un paio di strapiombetti un po' ostici. La via è estremamente logica, segue la verticale dei pilastrini seguendo i punti di minor resistenza ed i punti di collegamento più logico tra un pilastro e quello successivo. Lo sviluppo totoale è di meno di 400 m. per un dislivello di percorso attrezzato di circa 200 m. I tempi di percorrenza - estremamente variabili - li calcolerei in circa 1,30 h soste fotografiche comprese. I punti chiave, a mio parere, sono tre: una sorta di placchetta poco appigliata ma appoggiata poco dopo l'attacco, in cui il movimento in salita leggermente strapiombante verso sinistra può causare una qualche perdita d'equilibrio; poi due strapiombetti, uno a circa metà via ed il secondo poco prima della fine, peraltro facilitati da un paio di staffe e da una catena supplementare. Una salita di "tecnica" facilita la progressione e permette di risparmiare forze, fermo restando, però, che è possibilissima l'uscita "di forza" o "di braccia" per togliersi dagli impicci in caso di necessità. Dopo l'ultimo strapiombino la parete si abbatte e, dopo pochi metri di cavo praticamente sull'erba, ci si trova sulla piccola vetta, di fronte alla croce a gustare un panorama mozzafiato sul lago di Idro. La difficoltà puramente tecnica del percorso è, a mio parere, "B" con tre punti "C+" o, a piacere, AD con due passi D+. Un grado di difficoltà in più, tuttavia, dev'essere attribuito a tutta la via per il pericolo oggettivo rappresentato dall'alto grado di franosità del terreno e di friabilità della roccia. ogni singolo passaggio, da quelli più semplici (mai troppo semplici, si faccia attenzione, non è un percorso facile, per nulla) a quelli più difficoltosi (una placca mal appigliata poco dopo l'inizio e due strapiombetti ostici, uno a circa metà e uno poco prima dell'uscita). Probabilmente una maggior frequentazione dell'itinerario (auspicabile, data la bellezza e la panoramicità dello stesso) provvederà a ripulire la via. Per il momento, però, la difficoltà oggettiva del percorso, ribadisco, dovuta alla presenza di terriccio e di molte prese ed appoggi instabili e pronti a cadere (indispensabilissimo il casco), mi porta a valutare la via ferrata "C" con tre passaggi "D" o, secondo un'altra scala, "D" con tre passaggi "MD". Discesa: la logica continuazione del percorso volge dalla vetta verso Est. Un sentierino ben segnato scende dalla vetta lungo un'esile crestina per una trentina di metri fino ad una selletta dalla quale parte verso Sud (a destra, scendendo) un sentierino che, in caso di necessità, riporta alla base in poco meno di mezz'ora. In assenza di complicazioni, da non perdere da detta selletta è la risalita per crestina e piacevole boschetto pensile, grazie ad un sentierino ricavato ad arte dal Gruppo Sentieri Attrezzati, fino alla massima elevazione, Cima Crench (778 m.). Poco prima della cima è possibile visitare una postazione della seconda Guerra mondiale, scavata nella roccia. Dalla cima, dopo le foto di rito e dopo essersi saziati di un panorama che comprende le Dolomiti di Brenta e le Prealpi Bresciane (dalla Corna Blacca al Dosso Alto fino al Gaver), si scende per sentiero sempre ottimamente segnato in dieci minuti alla Cocca di Idro, da dove, parallelamente alla provinciale che scende da Capovalle, un altro sentiero sempre ottimamente segnato in meno di mezz'ora ci riporta al parcheggio.


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